Amore euclideo

Stavo pensando a cosa pubblicare sul blog quando leggendo quello che altri bloggers avevano fatto in questi giorni sono incappato in quello che Carlo ha scritto qui.
Mi ha ricordato una cosa che ho scritto un paio di vite fa, mentre stavo per lasciarmi alle spalle la seconda per passare alla terza versione della mia persona (sono alla versione 4.1 al momento). Questa cosa qui:

Amore euclideo

Tutti questi segni
Disegnano un cerchio perfetto
E tu ne sei al centro

Tutto questo tempo
Non ci siamo mai allontanati
Ma neppure avvicinati

Vite parallele non si sono mai incontrate,
E neppure un cerchio ed il suo centro

Non ricordo se la versione in Inglese (materiale per una canzone) sia venuta prima, dopo o durante. A me piace un poco di più come suona:

Euclidean love

All these marks
They draw a perfect circle
And you’re at centre of it

All this time
We never got farther away
But not closer either

Parallel lives never met,
nor do a circle and its centre.

 

— NeroDiParma

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Desiderio

Non ricordavo di averla scritta. Meglio: non è che sempre in ogni istante mi ricordo di tutto ciò che ho pensato e fatto. Questa al contrario di altre cose che non voglio ricordare neppure part-time, ancora mi piace tutte le volte che mi torna in mente.

 

Per M.P.: Desiderio

Il desiderio cammina tra i tavoli
con la schiena dritta, i capelli ordinati,
tracciando scie di frutti e vaniglia.
Eppure io sono legato a ciò che rimane,
vuoto delle passioni quando la mente tace.

 

— NeroDiParma

Si sa!


Le donne si sa sono fatte cosí: si amano si odiano e poi si invidiano si complimentano.

Sono amiche per la pelle e un attimo dopo sparlano, ridono, piangono, amano soffrono. Sono bambine ed adulte allo stesso tempo ,ma, se una di loro sta male per davvero sai cosa fanno le donne? Loro si uniscono si abbracciano, si confortano, non si lasciano sole. Anzi escono, ridono, scherzano. E sai perchè?

Perché solo il cuore di una donna può capire un’altra donna che soffre.

Le donne sono fatte cosi… Si sa… E se non lo sapete ve lo dico io!

Parkinson

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Non c’è mai silenzio in casa, il tuo incessante movimento e lo strisciare i piedi e far sbattere le cose mi fa venire i nervi. Non sopporto più di vederti così. Fa male. Per te è normale ma a me fa male.
Mi ci è voluto del tempo ma poi ho capito ed accettato. Non sono più arrabbiato ma fa male uguale.
E non preoccuparti Mamma. Considera il fatto che quel che vedi e senti potrebbe essere reale e che potrebbe essere il resto del mondo ad essere cieco.
Io non voglio essere cieco e ora so che piantare cucchiai nei vasi è la cosa giusta da fare e che chi non lo capisce ha problemi peggiori dei tuoi. Parlami e dammi la mano, canta ancora per me, tu hai sempre cantato, creatura dei boschi, fata dei fiori. Dobbiamo prendere l’innaffiatoio: i cucchiai non devono seccarsi.wpid-screenshot_2014-04-16-05-19-13.png

— NeroDiParma

Passamolo strano

Carretto con gli stivali

Strane coincidenze , strani eventi, strane cose che ci capitano o che osserviamo tutti i giorni.

E poi perché strani? Strani agli occhi di chi? Ovviamente ai nostri occhi! Quando qualcosa capita nella nostra vita, una qualsiasi cosa, abbiamo l’abitudine di guardarla straniti, a porci mille domande. Poi se quell evento ci piace scatta subito in noi l’accettazione, sorridiamo.

Chi riesce a lasciarsi trasportare dall’evento lo vive al massimo (come diceva Vasco)!

E quando va via?

Quando tutta quella situazione, che stiamo vivendo e che ci piaceva così tanto va via, bhe! Rimaniamo interdetti, ci sentiamo come se un uragano ci avesse investito e poi lasciati li a terra! Ci sentiamo vuoti.

Per un periodo viviamo di ricordi, come se potessero colmare quel vuoto. Ma, poi, ci si rialza ancora un po’ doloranti ci guardiamo intorno e vediamo che il mondo va avanti che ci aspettano nuove situazioni, nuove avventure!

In un attimo la parola “strana” si trasforma in “nuova”, iniziamo a guardare tutto con curiosità senza mai dimenticare il passato, perché  il passato non si dimentica.

Il passato siamo noi!

 

— Angel

Tipi da una botta e via

La storia insegna. E la natura pure. Anche il patrimonio genetico per la verità, e se andiamo a verificare ciò che è stato tramandato come tradizione o leggenda metropolitana molti di noi hanno assunto, fatto proprio e non filtrato alcuni preconcetti quali:

  1.     L’uomo è cacciatore
  2.     L’uomo è forte per costituzione e blablabla
  3.     All’uomo è concessa e accettata culturalmente la storia dell’ “una botta e via”.

Ma nessuno si chiede o s’è mai chiesto della misteriosissima quanto incomprensibile teoria naturale della “riproduzione letale”?!

Ed ecco che arriva bella e primaverile la scoperta dell’università di Tecnologia del Queensland, nella foresta tropicale di Gondwana, di tre nuove specie animali di roditori che utilizzano la riproduzione letale. Per la precisione si chiamo antechini. Questi piccolotti si riproducono una sola volta e hanno vita breve, brevissima. Muoiono in massa nella stagione dell’accoppiamento, dopo un’impennata dei livelli di ormoni, dello stress e il collasso del sistema immunitario.

Che sfiga.

Questi fornicano per 12, e dico DODICI ORE AL GIORNO, e non hanno il tempo neanche di riprendersi per andare al bar con gli amici e raccontare davanti a una partita di calcio con tanto di birra in mano delle rocambolesche figure tantriche.

I piccoli roditori non sono gli unici! Eh no! La mantide religiosa decapita il maschio subito dopo il sesso e la vedova nera lo mangia. Le api maschio muoiono dopo l’accoppiamento a causa di un’eiaculazione esplosiva che distrugge il pene. I salmoni, sia maschi che femmine, nuotano controcorrente fino ai luoghi di origine e dopo l’accoppiamento, dopo che la femmina ha deposto le uova, muoiono per lo sfinimento.

La teoria della semelparità, la botta e via, nonostante sia passionale, così energetica da portare allo sfinimento totale, con una concentrazione elevatissima di tutte le risorse fisiche, emotive, psichiche è controproducente. Che lezione apprendere da queste ricerche e da Madre Natura?

Semel in anno licet insanire”. Una volta all’anno è lecito uscire di senno.

La botta e via, o meglio la semelparità, sarà anche tanto passionale e coinvolgente, ma si preferisce, soprattutto per il maschio (e per ovvi motivi) una relazione tantrica e riproduttiva più stabile. E non per venire incontro tanto alle donne (considerate ahimè nel 2014 ancora il sesso debole!) quanto agli uomini.

Sesso debole. Lasciamoglielo credere.

L’unica debolezza che hanno le donne è vedere in una relazione semilparitale una iteroparitale.

E tutte queste illusioni mica per noi. Sono  per… Salvarli.

 

— Modenese Rossa

Il manifesto sul Tempo Perduto

Massime, pensieri, idee, giuste e sbagliate, su cosa fare della cosa più preziosa che hai.

IlTempoVistoDalCampoDiGrano

Cosa è il tempo e cosa ne fanno le persone? Cosa intendi quando dici che di tempo non ne hai?

Dove va a finire il tuo tempo? Lo usi per le cose che per te sono importanti? Se no per cosa? E se non sono cose importanti per te, perché usi il tuo tempo per loro?

Non voglio sia solo una corsa verso la bara, voglio vedere il paesaggio mentre passo.

Il tempo e le sue dilatazioni soggettive. Il tempo come campo di gioco. Di tempo ve n’era ce n’è e ce
ne sarà ma non sempre per me.

A volte lo aspettiamo e non passa mai
A volte è lì che ci guarda impassibile
Molte volte si burla di noi, ma…
Il più delle volte vola
Talmente in alto da lasciarci lì, incantati,
Col naso all’insù.

Il tempo vola ma tu puoi scegliere di avere le ali.
O scavarti una buca e farlo passare sopra.
O aprire le braccia e aspettare che ti voli intorno, il tuo tempo, come nuvola e respirarlo come nebbia.

Il tempo: passa.

C’è un tempo in cui aspetti
Uno per guardarsi
C’è un tempo per incontrarsi
Un tempo per innamorarsi
Un tempo per ridere
Ma poi chissà perché, puntuale o inaspettato,
Da come è arrivato, c’è anche
Il tempo per lasciarsi
Per piangere, domandarsi
Per non considerarsi
E poi ci sarà il tempo di rialzarsi
E per i più forti, di dimenticarsi
Time Out.

–MaiAliOriginali

Segui i segnali

Ci sono pure andata a letto insieme.

Nel senso che mi sono addormentata per tre notti consecutive con il mio nuovo libro. Tre notti con la magia di leggere lui dentro quelle pagine.

Così tenebroso e misterioso, ha messo per un po’ da parte il ruolo che ha incarnato per ben otto mesi e ha deciso di rivelarsi consigliandomi il libro che “l’ha ri-condotto” a me.

…Siccome non mi piace vincere facile non mi son scelta una relazione che potesse andar dritta come l’autostrada del sole. No!

La nostra è una relazione più sullo stile Salerno-Reggio Calabria. Diverse interruzioni. Una miriade di lavori in corso che rallentano il viaggio. Cantieri che nascono come i fiori in primavera. Autogrill in costruzione. Deviazioni gialle a cui poter scegliere se aderire oppure… No.

Fatta questa premessa  torniamo a lui.

Il libro. Magico. Profondo.  Ricco di metafore. Più lo sfogliavo e più mi sembrava di immaginare lui che si rivedeva in quegli scritti. Quelle parole che l’hanno condotto non solo a riflessioni post-lettura ma l’hanno riportato a me. Dopo settimane che non ci sentivamo più il suo amico buddista-vega-indo-filosofico (di cui ho sentito solo parlare ma che comunque stimo moltissimo) gli ha appunto consegnato tra le mani non un libro ma IL LIBRO e lui l’ha letto in contemporanea al ritrovamento nella sua auto del mio bracciale brillantinato. Oggetto che ovviamente è caduto dal mio braccio casualmente dopo avergli detto che non potevamo più vederci (per una serie di cause che magari poi vi racconterò).

Dunque legge il libro, mi ri-cerca ci ri-vediamo. Litighiamo. Ci abbracciamo. Ci annusiamo e ci diciamo dopo ventiquattro ore che non può continuare tra noi.

Tutto nell’arco di ventiquattro/quarantotto ore.

Così lo mando a stendere. Le mie amiche mi sostengono. Inizia la fase del “non ti meritava”. “E’ un strudel”. Si, insomma, le solite cose che si dicono quando è giusto dirle. Le donne coinvolte se le vogliono sentire dire. E capiscono, finita la fase della totale disperazione, che la teoria del “lui non ti merita”, “è uno strudel”, “lui tornerà” in fin dei conti non regge.

E allora bisogna fare qualcosa. Rimboccarsi le maniche e prendere per il collo l’amore.

Si. Prenderlo per il collo.

Perché l’amore è la battaglia per eccellenza. Ricerchiamo la persona che tra tutte ci mette in discussione e ci fa prendere consapevolezza dei nostri limiti. Cerchiamo quella che sa dare le giuste risposte emotive ai nostri pensieri. Quella che ce le fa mancare al momento  giusto. Così che combattendo con la parte più stronza di lui, perdiamo la parte più fragile di noi. E diventiamo più completi. Nessuna bandiera bianca.

Un continuum perfetto tra ying e yang. “Le donne lo sanno” canterebbe Ligabue, E con quel fiuto infallibile se lo scelgono. E ci credono. E sognano. Perché infondo ognuno è libero di sognare ciò che vuole.

Compro il libro e mica lo leggo subito. No. Lo leggo qualche giorno prima di partire per un fine settimana con le amiche e in contemporanea alla lettura del libro, arrivano pure a me i segnali.

Giuro che non credo di trovarmi in un laboratorio militare stile Roosevelt (ve lo ricordateeee?) dove mi vengono inviati i segnali dagli ufo. Parlo dei segnali che mi fanno riscoprire nelle piccole cose che io voglio ancora lui.

Così per tre giorni dalla mattina alla sera ho mandato l’energia del Maktub alle mie amiche.

“È un segnale!”
“Dovete cercare un segnale nella vita!”
“Maktub!”

“E. senti maaaa….” – mi dice C – “che significa Maktub?”

“Maktub. Tutto è scritto. Così è scritto. È una parola araba. Mai desistere dai propri sogni. Bisogna sempre seguire i segnali. Perché tutto è scritto.”

Mentre mi rivolgo a C. una serie di collegamenti mentali mi fa visualizzare il libro.

Penso all’ultima riga che ho letto. Il suo segnale.

E solo ora comprendo.

Con un battito di ciglia  chiudo mentalmente le pagine de “L’Alchimista”.
Sorrido.


— Modenese Rossa